Testimonianza di Giacomo

Giacomo, quanto è durato il tuo ‘soggiorno’ in Cina?                                      

Poco più di quattro anni. Ricordo ancora la data di partenza: 3 marzo 2008, volo delle 19.10 destinazione Beijing (Pechino).

Del resto, come dimenticare l’unica occasione in cui sono riuscito a togliermi l’impagabile soddisfazione di acquistare un biglietto di sola andata?

Desideri condividere con noi qualche piacevole ricordo?

Ho solo l’imbarazzo della scelta, come dimostrano le centinaia di scatti fotografici con i quali ho voluto immortalare vivide emozioni e intriganti suggestioni.

Rotolare giù dalle dune del deserto del Gobi presso Alashan, navigare il fiume a bordo di una chiatta a Yangshuo, fare trekking sulla Grande Muraglia da Jinshanling a Simatai, passeggiare lungo la Avenue of Stars di Hong Kong con lo spettacolare colpo d’occhio sul Victoria Harbour.

 Ricordi altrettanto indelebili risalgono ai miei trascorsi alla BLCU, la famosa Università di Lingua e Cultura di Pechino dove, nonostante l’alta affluenza di studenti stranieri, il cinese lo si impara più che bene.

A patto, va da sé, che non si ceda alla tentazione di trascorrere pomeriggi interi nelle caffetterie del campus a conversare in inglese: il mio consiglio, per chi ha in animo di intraprendere un percorso formativo in Cina, è quello di uscire quanto più possibile dall’ateneo (possibilmente non durante l’orario di lezione!) e approfittare di ogni circostanza per praticare la lingua, magari contrattando nei mercatini delle pulci il prezzo di un busto di Mao che non comprerete mai (o forse sì, nel mio caso) o discutendo di calcio con un tassista (dopo aver chiarito, a costo di infrangere le granitiche certezze dell’interlocutore, che pur essendo bianchi non siete americani).

Solo così il vostro cinese potrà migliorare sensibilmente, e in maniera direttamente proporzionale all’aumento di emissioni di anidride carbonica nell’aria della capitale.

Qual è stata, invece, la cosa che ti è costata più fatica?

Preservare l’incolumità fisica nell’ora di punta all’interno dei vagoni stipati d’umanità della metropolitana, quando entrare in vettura è già una grossa conquista, evitare la compromissione della funzione respiratoria un’improba impresa e arrivare a destinazione senza ammaccamenti un mezzo miracolo.

Altra nota dolente è il clima, in particolare d’inverno, quando l’armadio diventa un arsenale di calzamaglie, sciarpe, cappotti, colbacchi e tutto quanto possa servire a fronteggiare i rigori di una stagione caratterizzata da temperature costantemente al di sotto dello zero, aria molto secca e totale assenza di pioggia.

 Questi “dettagli” non sembrano averti impedito di rimanere a lungo in Cina.

 Con la passione si supera ogni ostacolo ed avversità!

Pure le venti ore di treno da Suixi a Kunming trascorse senza chiuder occhio a causa di un viaggiatore che improvvisò in mio onore un concerto di Capodanno Cinese russando per l’intero tragitto e ridestandosi solo alle sette di sera per trangugiare un uovo lesso.

Per non parlare di quando organizzai, piuttosto incautamente lo ammetto, un fine settimana a Dalian ai primi di dicembre: mi ritrovai in perfetta solitudine a trascinarmi stancamente sul lungomare, tra ristoranti chiusi, alberghi sigillati e Vip Club in restauro, con il volto sferzato da gelide raffiche di vento e senza l’ombra di un taxi che potesse riportarmi all’ovile:conclusi la giornata in una stanza d’albergo con la febbre a 38 e dolori diffusi, impiegando gli ultimi scampoli di energia per declinare l’offerta telefonica di una solerte massaggiatrice.

Per carità di patria, non entro poi nel merito delle peripezie relative al mio matrimonio, dove, più che uno sposalizio tra due esseri umani, si è celebrata la diabolica saldatura tra le più inveterate e pervicaci burocrazie del globo, quella cinese e quella italiana.

 Dopo aver vissuto tanti anni in Cina, di cosa senti più nostalgia?

Nonostante mia moglie sia cittadina del “Regno di Mezzo” e ciò costituisca un’ innegabile garanzia per la sopravvivenza quotidiana del mio cinese qui in Italia, avverto una crescente nostalgia di quell’ambiente linguistico “totale e totalizzante” in grado di fornire stimoli continui a chi, come me, ha fatto dello studio di questo idioma una ragione di vita.

 Che progetti hai per il futuro?

Dopo essermi occupato di traduzione ed  interpretariato, lavoro attualmente come docente di lingua cinese, incarico che ho accettato con entusiasmo e che cerco di onorare con il massimo impegno e professionalità al fine di non deludere le aspettative di chi ha creduto in me.

Parallelamente, coltivo l’ambizione di poter operare nel campo del turismo (sia quello italiano in Cina che quello cinese in Italia) in qualità di tour leader: intravedo in tale interessante prospettiva l’opportunità di mettere al servizio degli amici viaggiatori il mio patrimonio di conoscenze ed esperienze e, nel contempo, scongiurare definitivamente lo spettro della stanzialità.