Testimonianza di Erica

Erica, tu sei appena tornata da un’esperienza di studio e lavoro a Pechino: come ti sei trovata?                                                                             

Esattamente un anno fa mi laureavo in Lingue straniere per le Relazioni Internazionali alla Cattolica di Milano e ho deciso di partire per la Cina.

Ho scelto Pechino, la Beijing Language and Culture University, perché ci ero già stata durante la laurea triennale.

Pechino è una città travolgente. Innanzitutto è enorme. Una mia amica sostiene che da Google Maps l’area di Pechino sia grande quanto la Sicilia. Non so se sia vero, ma non mi è difficile crederci. Trovo Pechino una città internazionale, vuoi perché è la capitale, vuoi perché con i suoi venti milioni di abitanti ospita gente che viene da tutto il mondo e quando dico tutto il mondo intendo dire qualsiasi Stato vi venga in mente.

Sarà anche perché io ho frequentato e alloggiato presso la BLCU che viene anche chiamata  “Nazioni Unite in miniatura”.

Conoscevo studenti internazionali tutti i giorni e mi è capitato di conoscere gente di posti che ho sentito solo nominare o visto in cartolina (Barbados, Mauritius, Panama, ma anche Nord Corea!).

In quale azienda hai fatto la tua esperienza di internship e in che cosa consisteva il tuo lavoro?

Ho fatto la mia esperienza di internship nella sezione marketing di un’agenzia che offre internship e corsi di lingua a studenti stranieri in Cina. Dovevo tenere aggiornati i canali promozionali dell’agenzia, trovarne di nuovi e promuovere le nuove offerte dell’azienda.

In che lingua si svolgeva la tua esperienza di internship?

In ufficio si usava prevalentemente l’inglese. I  miei colleghi parlavano benissimo l’inglese, lingua in cui è tenuta la corrispondenza, ma ogni tanto mi capitava di parlare in cinese.

Dove alloggiavi?

Io ho deciso di alloggiare in campus durante il periodo del corso di lingua. E’ un’esperienza che consiglio di fare: si è sempre aggiornati sulle attività per gli studenti, si conoscono un sacco di nuovi amici, sia cinesi che non, e poi in campus non manca niente. Supermercato, fruttivendolo, banca, palestra, karaoke, pub, ristoranti. C’è tutto.

La mia università era comoda per i mezzi, vicina a diverse fermate degli autobus e alla metro. Il quartiere poi è famoso per essere quello delle università, ci sono studenti ovunque e il tasso di stranieri è molto alto.

Qual è la cosa che ti è costata più fatica e quale quella che hai trovato più interessante?

Acquisire sicurezza sulla lingua cinese mi è costato molta fatica e mi sono resa conto che il mio cinese variava in base alle capacità non tanto mie, ma quanto a quelle delle persone che erano con me. Quando mi trovavo con persone che il cinese lo parlavano meglio di me mi intimorivo tantissimo e mi sembrava di dimenticare tutto. Risultato: facevo parlare gli altri. Sbagliato. Bisogna lanciarsi, provare e sbagliare, anche se i tuoi compagni ti guardano con aria di sufficienza.

La cosa che ho trovato più interessante è l’incommensurabile bellezza di Pechino. E’ una città con tantissime risorse, sempre diverse, sempre inesauribili. E’ un mondo pieno di altri mondi e sono certa che questo è qualcosa che in pochissime altre città al mondo è possibile trovare.

Che consiglio ti senti di dare a chi vuole fare un’esperienza del genere?

Dimenticarsi le paure (vedi quel che dicevo sopra a proposito della lingua). Bisogna avere il coraggio di affrontare il cambiamento, non avere paura di adattarsi e di scoprire cose nuove. Dimenticarsi di tutte le convinzioni che si avevano prima. Mettete tutto in discussione, ne uscirete rinnovati e più ricchi di quando siete partiti.

Appena tornata a Milano, hai trovato subito lavoro in un’agenzia che organizza congressi. Pensi che la tua esperienza in Cina abbia contribuito a trovare subito un lavoro qualificato?

Sicuramente sì. Intanto nell’annuncio cercavano qualcuno che parlasse cinese.

Avevo già fatto altre esperienze all’estero, ma avere alle spalle un’esperienza di studio e lavoro di tempi abbastanza lunghi in Cina adesso fa balzare il tuo curriculum nella top ten. Da quel che ho visto è che nella maggior parte dei colloqui che ho fatto parlare e scrivere fluentemente in inglese è un requisito obbligatorio che spesso viene testato con colloqui in lingua o test. Il cinese è un requisito che fa gola, ovviamente.

Al ritorno da Pechino avevo il “mal d’Oriente”, una nostalgia e voglia di tornare, alimentata anche, ma non solo, dall’idea che in Italia non c’è lavoro, la crisi, eccetera. Non è vero. Ho trovato lavoro dopo due mesi di ritorno dalla Cina, di cui uno era Agosto, quindi non conta perché Milano era deserta. Non solo: ho avuto più di una buona offerta, ho avuto la fortuna (e l’imbarazzo) della scelta!

Per cui dico a chi vuole prendere il largo verso l’estremo Oriente: vale la pena investire tempo e denaro in un’esperienza di stage e studio che sicuramente avrà un ritorno nelle tasche e nella testa.